Festival della diplomazia 2017

Festival della diplomazia 2017

19 OTTOBRE 2017

7:30 PM

RESIDENZA AMBASCIATORE DEI PAESI BASSI

VIA DELLA CAMILLUCCIA, 750
00135 ROMA

L’elaborazione del lutto

Non esiste nulla di più bruciante e inaccettabile a livello personale della sconfitta, in special modo nel campo delle elezioni politiche. Nell’epoca odierna dominata da sondaggi, dati e previsioni sempre più avanzati e, sembrerebbe, accurati, un leader può sentirsi sicuro del suo successo prima ancora che questo arrivi. Quando il risultato non è quello sperato, però, il baratro che si spalanca sotto i piedi dello sconfitto diventa oggi ancora piùprofondo del normale.
Negli ultimi anni abbiamo imparato, infatti, che anche i sondaggi sbagliano, con i casi più eclatanti rappresentati dal referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE e le scorse elezioni americane. Se negli USAesiste l’usanza del concession speech, tenuto dal candidato presidenziale perdente che in questo modo ammette ed elabora il trauma della sconfitta, però, nella storia del nostro Paese sono fin troppi gli esempi di leader politici che non riescono ad accettare un’uscita di scena che sia definitiva ma quantomeno decorosa.
Tra i relatori Paolo Volterra, capo della redazione politica di SKY TG24 e autore, insieme a Filippo Maria Battaglia, del libro “Bisogna saper perdere. Sconfitte, congiure e tradimenti in politica da De Gasperi a Renzi”. Il testo racconta, attraverso una serie di capitoli dedicati ciascuno ad un personaggio, come i politici della Repubblica italiana abbiano di volta in volta affrontato la loro sconfitta, che fosse a seguito di elezioni oppure di manovre interne di partito. Il messaggio che gli autori vogliono far passare è che saper perdere, a volte, conta molto più di vincere. Ciò è vero perché la sconfitta svela meglio di qualsiasi vittoria la natura degli uomini e la maturità di una democrazia.
Come notano i due giornalisti, negli Stati Uniti, in GermaniaSpagna e Gran Bretagna chi perde si ritira e spesso non riveste più cariche pubbliche. Da noi invece i capi di stato e di governo sembrano essere sempre gli stessi, a rotazione. Basti pensare a come i Presidenti del Consiglio più longevi abbiano occupato Palazzo Chigi ad intermittenza, spesso con pause di vari anni tra un mandato e l’altro. I 3.336 giorni del governo Berlusconi, ad esempio, si sono sviluppati lungo 17 anni e 6 campagne elettorali. Chi perde in Italia, infatti, sembra non ammettere mai la sconfitta, ma piuttosto essere pronto a gridare al colpo di Stato, a invocare i “brogli”, a scagliarsi contro congiure inesistenti o, più semplicemente, a fingere l’addio, mantenendo però nella pratica ben saldo il controllo su poltrone e programmi.
Partendo dagli albori della Repubblica, con il ritratto di Ferruccio Parri, il partigiano azionista pronto a denunciare i suoi nemici interni come neofascisti a seguito della caduta del suo esecutivo, Volterra e Battaglia ripercorrono la storia di tante ingloriose uscite di scena fino ad arrivare alla celebre frase di Pierluigi Bersani a seguito delle elezioni del 2013: “Abbiamo non vinto”.
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